IL VESCOVO ANTICAMORRA

  • Mons. Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli: «Anche l’omertà uccide. E come ci ha insegnato don Tonino Bello, dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto al tribunale di Dio»

Dario Sautto 
«Anche l’omertà uccide. E come ci ha insegnato don Tonino Bello, dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto al tribunale di Dio». Ieri mattina a Gragnano, nella chiesa di Sant’Erasmo, l’arcivescovo di Napoli monsignor Mimmo Battaglia ha ricevuto il premio intitolato a Michele Cavaliere, imprenditore caseario gragnanese, ucciso dalla camorra per aver denunciato il pizzo. Un evento fortemente voluto dal figlio Raffaele Cavaliere e organizzato dal Circolo della Legalità, con l’associazione Sos Impresa presieduta da Luigi Cuomo. Accanto a loro, presente anche il Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura Giovanna Cagliostro, le autorità civili e militari. 
GIUSTIZIA E LEGALITÀ
La giuria ha premiato sei personalità che si sono contraddistinte per il loro impegno nel rispetto dei valori di giustizia e legalità. Accanto a monsignor Battaglia, sono stati premiati Francesca Ghidini, giornalista Rai; Marcello Ravveduto, professore universitario e scrittore; Carmela Manco, presidente Figli in Famiglia Onlus con l’ex fabbrica di San Giovanni a Teduccio trasformata in casa d accoglienza; Salvatore Di Matteo, imprenditore antiracket titolare di un locale a Napoli; e Giuseppe Cimmarotta, sostituto procuratore alla Direzione distrettuale Antimafia partenopea e titolare dei fascicoli d’inchiesta sulla camorra dell’area stabiese. A consegnare i riconoscimenti, oltre che il Commissario Cagliostro e i volontari del Circolo, tra gli altri, anche Raffaele Cavaliere e il sindaco di Gragnano, Paolo Cimmino. Monsignor Mimmo Battaglia ha spiegato di aver accettato volentieri il premio «per mantenere sempre viva la memoria di Michele Cavaliere» ed ha aggiunto una frase di Martin Luther King, quella che ormai è un motto: «Non mi spaventa il rumore dei violenti, ma il silenzio degli onesti. La prima mafia ha aggiunto l’arcivescovo si annida nell’indifferenza, nella superficialità, lì dove si punta il dito ma non si fa niente. Bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani, ma non il cuore. A chi semina violenza, noi possiamo offrire la nostra rabbia, il nostro dolore, ma mai la nostra resa». Per il pm Cimmarotta questo è «un premio che accetto perché è un attestato per tutto l’ufficio e per le eccellenti forze dell’ordine del territorio. Spesso rimango sgomento per la mancata collaborazione da parte delle vittime, specie se si tratta di reati gravi come estorsione e usura. Ma in questo territorio c’è chi collabora, c’è chi denuncia, anche se spesso grossi imprenditori assumono comportamenti di grandi connivenze con la camorra. Accanto a magistratura e forze dell’ordine serve una rete di legalità diffusa sul territorio, fatta da Stato, istituzioni, imprenditori, politica, cittadini, chiesa, associazioni».
IL RICORDO
«Il presidente Sergio Mattarella ha concluso Cimmarotta dice che o si sta contro la mafia o si è complici dei mafiosi. E per questo il grande sacrificio di Michele Cavaliere deve avere un senso, soprattutto per le generazioni future». «Papà si è battuto fino all’ultimo per la legalità e la giustizia ha aggiunto Raffaele Cavaliere per difendere la sua dignità e quella di imprenditori e commercianti vittime di estorsione». E per Marcello Ravveduto «Michele Cavaliere è un caduto dell’antimafia, non una semplice vittima della camorra».